Il blog di Montanelli
Mercoledì esce “I conti con me stesso”, raccolta di brani tratti dai diari di Montanelli. Il Corriere di oggi pubblica qualche pagina in anteprima. Pare che il grande vecchio fosse nemico giurato delle nuove tecnologie. Eppure, scusate la bestemmia, a tratti sembra di leggere i post di un grande blogger.
Milano, 15 settembre 1971.
…Buzzati si è spento, oggi, alle 16.30. In questi ultimi giorni si era incarnato nella Morte, come la immaginava e tante volte l’ha disegnata e dipinta. Non avevo mai vista una Morte più Morte di quella. Fino a ieri sera era lucidissimo. Ha voluto che gli dessi le ultime notizie sul processo. Ogni tanto, stanco, chiudeva gli occhi, e io mi chetavo. Ma poi li riapriva, e mi chiedeva di riprendere il racconto. Non voleva pensare. Stamani, quando son tornato alle dieci, non mi ha riconosciuto. Afeltra non ce l’ha fatta a restargli accanto sino in fondo: girava per il corridoio, anche lui senza riconoscere nessuno. Io, non so per quale motivo — il fascino dell’orrore, credo, contagiatomi da lui — sono rimasto ai piedi del suo letto, e l’ho visto spengersi come una candela. Poi sono fuggito. Ha lasciato un testamento di dieci righe. In fondo c’era scritto: «Niente partecipazioni. Cremazione». Ora devo dimenticarmi di lui, scacciarlo dal pensiero e dagli occhi. Ma come, come?
Dopo l’attentato.
Milano, 4 giugno 1977.
Le ferite vanno bene anche perché non ho il tempo di pensarci: è tutto un viavai di amici, nemici, conoscenti, sconosciuti: mi sembra di essere la Madonna di Loreto. Viene anche la televisione, e io mi lascio intervistare minimizzando l’accaduto (mi dicono che Cervi, che lo ha commentato l’altro ieri sera da Montecarlo, ha commosso tutti con la propria commozione). Mi telefona Andreotti, poi Cossiga, poi Forlani, poi Gianni Agnelli. A tutti rispondo scherzando, che non mi prendano per un piagnone. Dal giornale mi mandano tre sacchi di telegrammi: ne hanno contati quindicimila. Ma la notizia che in fondo mi fa più piacere è che in due salotti milanesi — quello di Inge Feltrinelli e quello di Gae Aulenti — si è brindato all’attentato contro di me e deplorato solo il fatto che me la sia cavata. Ciò dimostra che, anche se non sempre scelgo bene i miei amici, scelgo benissimo i miei nemici.
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